La cultura degli esempi positivi



 

In Texas diciannove bambini e due adulti, di cui un insegnante, sono stati uccisi a sangue freddo in classe da un ragazzo di 18 anni. L'ennesima strage negli USA dove ci sono state più di 200 sparatorie dall'inizio dell'anno, avete capito bene: 200! il Presidente Biden ha dichiarato: "Possiamo e dobbiamo fare di più. È il momento di trasformare il dolore in azione". Dopo ogni strage ci sono le parole di dolore, indignazione e nuovi propositi per il futuro, ma poi nulla cambia in un Paese dove acquistare armi è facile come per noi in Italia lo è acquistare i biscotti al supermercato. Per chi come me si occupa di violenza è un continuo colpo alla mente ed al cuore, per chi produce armi è un danno collaterale: si sa, maneggiare qualcosa di pericoloso provoca incidenti. Come del resto lo è una automobile in mano ad un ubriaco, sì, però le auto non sono fabbricate per procurare la morte. È nella cultura, in un suo cambiamento, come dicono da più parti con la solita cantilena ormai inascoltabile, il luogo dove agire. Non è sufficiente condannare la violenza, è necessario sia messa in atto una cura a partire da buoni esempi quale sarebbe intervenire nel caso delle armi con una legislazione adeguata per poi passare alla rieducazione dei giovani con la pazienza e la perseveranza di chi vuole arrivare allo scopo. Se un bambino gioca col fucile e quando diventa maggiorenne può comprarne uno vero, il passo diventa breve e naturale. Se poi cresce e vive in un contesto di odio razziale, di discriminazione, di convinzione che il diverso qualunque esso sia vada eliminato, tutto si spiega. Poi ci sono gli esaltati dalle sostanze e dall'alcool, poi ci sono i senza ideali che trovano nella violenza l'appagamento dei loro desideri frustrati. Poi ci sono le armi di libera vendita con cui poter “giocare” alla guerra per avvertirsi come i più forti e ci sono quelli che in questo triste gioco sono sempre di più ricchi. Sì, la cultura va cambiata a partire dai regali sotto l'albero; non limitandosi solo a questo però deve far comprendere che dinnanzi a noi non c'è un nemico da uccidere ma un altro essere umano con cui entrare in relazione e dialogo. A volte è molto difficile e persino impossibile dialogare, ma non per questo dobbiamo sparargli. Un addio alle armi sarebbe la scelta più giusta, ma sappiamo quanto sia solo un sogno.




Maria Giovanna Farina (Il Mattino di Foggia, 26 maggio 2022)