Giugno 2009
L’ultimo terrestre, Raffaele Mangano, Fausto Lupetti Editore, 2009
Da un pianeta lontano quasi identico al nostro, una squadra di scienziati è in viaggio verso Cesius, la nostra Terra, per scoprire se ci sono tracce di vita. “Presenza di vita estremamente probabile” è la frase con cui inizia il romanzo, pronunciata dal comandante della missione per darci immediatamente l'idea dell'oggetto della sua ricerca. I nostri “gemelli” dello spazio hanno saputo evolversi affidandosi alla scienza e dimenticando a volte i loro limiti, ma non l'esperienza di chi li ha preceduti, infatti ci offrono, avendo superato le nostre mediocrità, un utile ed interessante rispecchiamento curato dall'autore nei minimi particolari. La loro visione emancipata riesce a mettere a nudo i grossolani errori dei terrestri. Gli alieni non sanno cosa li aspetterà, è tutta una scoperta e molto prenderà forma nella loro mente grazie alla testimonianza di un bambino delle elementari: recuperare gli scritti di un piccolo terrestre è un po’ come partire simbolicamente dall'infanzia dell'umanità per rintracciarvi l'origine dei suoi scapestrati errori di comportamento. Il romanzo affronta con un certo pessimismo il futuro del pianeta, ma sa farlo con estrema leggerezza sia nel linguaggio che nei dialoghi conferendo al racconto la caratteristica che ogni romanzo dovrebbe possedere: invogliare il lettore a proseguire nella lettura. Questo libro ci fornisce anche lo spunto per una riflessione filosofica. Gregory Bateson, antropologo e scienziato a trecentosessanta gradi, negli anni '50 introdusse il concetto di mente ecologica, una mente che esce dal corpo individuale per espandersi nell'ambiente circostante. Secondo questa logica emerge l’idea di una mente totale che entra in contatto con tutto ciò che sta intorno, comprese le menti degli altri uomini. Una rinnovata visione non soggettiva ed individualistica creerebbe l'unica via per far comprendere all'essere umano che la nostra Terra è un patrimonio comune non da dominare ma da salvaguardare. Il lavoro di squadra degli interpreti del romanzo di Mangano vuole farci incamminare verso l'ecologia, sta a noi cogliere questo messaggio: non siamo i padroni di questo maltrattato Pianeta. Si può realizzare la vera ecologia alla condizione di non scordare mai che: non siamo soli, ci sono anche gli altri. L'Ultimo terrestre sa instillare il desiderio di meditarci regalando un finale che sa emozionare.
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