Il difficile senso del limite



 

Tante situazioni della vita quotidiana, molti comportamenti ritenuti esagerati e agiti nei vari campi dell’esistenza, ci spingono a chiederci: “Ma dov’è il limite, dove andremo a finire?” Ultimamente questo interrogativo è decisamente di stretta attualità.

In Occidente, la prima scuola filosofica a parlare di limite fu quella pitagorica. Pitagora (VI sec. a.C.), il suo caposcuola, non lasciò nulla di scritto ma i suoi seguaci ci consegnarono il concetto per cui il numero è, conferendo razionalità, all'origine di tutte le cose, il numero è qualcosa in cui astratto e concreto si mescolano. A partire dall’opposizione originaria da cui tutto deriva, il limite e l’illimitato (péras e àpeiron): il limite dà ordine e forma all’illimitato creando l’ordine matematico là dove non esiste.

Quando comunemente immaginiamo il limite non pensiamo però ad un ordine matematico ma a dei confini che si possono vedere quando ad esempio costruiamo le mura perimetrali di una casa, esse racchiudono una parte dello spazio fornendo dei veri e propri limiti. In questo caso siamo noi a dare dei limiti precisi ad una parte dello spazio infinito, ma tutt’altra cosa accade quando il concetto di limite lo riferiamo alla Morale, all’Etica, alla Religione, alla Legge e a tutti quei principi istituzionalizzati che governano la vita degli esseri umani. In tutti i casi il limite è rappresentato dalle leggi, si parla infatti di leggi morali e religiose, di ordinamento giuridico e di valori etici.

La legge condiziona quotidianamente e inderogabilmente la nostra esistenza, con il suo valore prescrittivo pone continue e nuove soglie oltre le quali non dobbiamo avventurarci, a partire dal limite di velocità per le automobili per arrivare a quello oltre il quale si violano i diritti umani. Il limite si fa legge e se da un lato regola la convivenza, altrimenti impossibile, dall’altro aumenta la naturale aggressività degli uomini. Aggressività che sembra essersi moltiplicata a causa delle norme stringenti legate alla pandemia. Avrà un limite tutto ciò che stiamo vivendo? Ora che anche chi è vaccinato dovrà subire restrizioni?

Non possiamo non occuparci, in questa nostra riflessione, del limite in Bioetica, quella branca dell’Etica che interviene in campi delicati come l’eutanasia, l’accanimento terapeutico, la procreazione assistita, la clonazione delle cellule a scopo terapeutico, ecc. L’etica della sacralità della vita (orientamento religioso) si contrappone all’etica della qualità della vita (orientamento laico), per poter conciliare queste due posizioni si rende necessario ancora una volta l’intervento della legge. La legge seppur soverchiante è necessaria per la convivenza: l'essere umano non sa darsi autonomamente dei limiti...

Certamente la domanda da cui siamo partiti, dov'è il limite, è un quesito che accompagna da sempre la vita e ci sembra esagerato soprattutto negli ultimi tempi dove persino il rispetto per l'altro non accetta di non superare i limiti: quanti insegnanti vengono vilipesi dagli studenti? Quanti anziani insultati perché chiedono rispetto delle regole di convivenza? Quanti medici ed infermieri disprezzati da chi non condivide una terapia? Quanti sacerdoti minacciati? Ciò accade da ancor prima l'avvento del covid. La convivenza sembra ormai essere caratterizzata dall'esagerazione oltre ogni limite in tutte le occasioni, pensiamo alla pattumiera lasciata massicciamente per strada in piena città, agli scarabocchi che deturpano i muri dei palazzi per giungere, facendo un lungo salto, alla completa sfiducia nella scienza.

Quando ci chiediamo dov’è il limite non possiamo purtroppo aspettarci una risposta definitiva: il limite è un concetto dai confini troppo labili ed impossibili da fissare perché sempre in mutamento. In ultima analisi possiamo affermare che il limite in senso astrattamente universale è troppo subordinato all’arbitrio del soggetto o dei soggetti che lo applicano; forse il filosofo Martin Heidegger accetterebbe di definire il limite come qualcosa che si sottrae continuamente nell’incontro col Noi, il limite apparentemente vicino al Noi, è in realtà soggetto al volere fluttuante di chi lo applica a seconda dei suoi interessi qualunque essi siano. La via d’uscita auspicabile, perché forse più confortante e sicura, sarebbe quella di rifarsi agli antichi Latini cercando di vivere la nostra vita cum grano salis per ritrovare nella saggezza d’altri tempi quel equilibrato rapporto con le occasioni della nostra limitata esistenza. C'è però qualcosa di fondamentale da aggiungere in chiusura: il concetto di “superare i propri limiti” va tenuto in considerazione, esso non significa infrangere le regole ma porsi l'obiettivo di giungere alla meta, nonostante i propri limiti. Dallo sport alla politica, dalla scienza alla vita di tutti giorni, superare il limite è voler trovare soluzioni affinché tutti possano vivere meglio e lontano da pericolosi conflitti.

Con la mia umana limitatezza, vi auguro un proficuo 2022!

Maria Giovanna Farina (Il Mattino di Foggia, 16 dicembre 2021)