Mariella Nava: la moderna signora della scrittura

Mariella Nava è una cantate apprezzata, la considero una moderna signora della scrittura, se fosse nata nel ‘700 l’avremmo incontrata nei salotti, di Madame de Ramboillet... ma anche nella nostra epoca, un po’ dimentica delle belle maniere, lei sa dare un modello di cultura ed eleganza. L’intervista mi ha dato la possibilità di conoscere qualcosa di più: dietro le parole che canta e che scrive anche per altri famosi interpreti c’è una donna che pensa, si interroga e scrive mettendo in atto quella ricerca che è tipica del procedimento filosofico. In ognuno di noi c’è un piccolo filosofo da nutrire, possiamo dire che lei sia riuscita a farlo crescere. Mariella senza ostentazione, ma con classe ed eleganza mostra al mondo che il femminile, come categoria dell’essere ma anche come femminilità che a lei non manca di certo, è un aspetto da coltivare con pazienza e determinazione per ricordare, non solo alle donne, quanto conti il contenuto. La parte femminile presente in ogni persona favorisce lo scrivere: banalmente la scrittura è femmina.

È quella capacità di trasferire i pensieri, le emozioni, i sogni….in scrittura.




Iniziamo con Stringiti a me, un inno alla condivisione. Quanto conta per Mariella Nava condividere di un progetto?

Dipende. Ci sono progetti che vanno pensati, concepiti, partoriti da soli. Nessun altro potrebbe spendersi cercandoli e vivendoli così appassionatamente come si prospettano alle nostre immaginazioni, alle nostre aspettative. Nessuno potrebbe arrischiarsi quanto noi e, tanto  più sono coraggiosi nelle loro spinte, nei loro richiami, più ci appartengono individualmente nell'attuazione. Altre volte, invece, sono progetti che hanno bisogno di forze comuni per concretizzarsi, per prendere forma e aria. E, queste volte, sono quelle in cui chiedo conferme e appoggi, punti di vista differenti, confronti,  ma anche vere e proprie capacità collaborative all'idea, oltre che adesione materiale alla stessa. 

Non facciamo quello che vogliamo e tuttavia siamo responsabili di quel che siamo (Sartre)” Questo è l’incipit della tua canzone Un treno (tratta da Dentro una rosa 2007). Che cosa è la libertà? Come dici nel testo “Siamo viaggiatori in eterno cammino”, è difficile prendere il treno giusto?

Quanta umanità si sarà interrogata su questo pensiero!....Cos'è la libertà? Dove comincia, dove finisce, dove la si serve, dove la si tradisce. Qual è l'esatta misura della stessa perché sia applicata senza contraddizioni del suo stesso essere. Io so che per me la libertà è onestà, è rispetto, è buon senso, è sapere che quello che sento io è uguale e identico a quello che sentono tutti gli altri e, se non è giusto che sia fatta a me qualsiasi cosa di negativo, devo fare di tutto, devo adoperarmi, perché non sia fatta a nessuno. E' tolleranza, è vivere insieme in armonia con le regole di una natura meno istintiva e più razionale, perché dovrebbe essere questa, la nostra peculiarità: il poter controllare gli istinti con la ragione ed il pensiero. Ogni forma di organizzazione cosiddetta sociale e civile, dovrebbe partire da questa riflessione. Solo la ragione può renderci saggi e non c'è libertà senza saggezza. Una volta si teneva agli anziani, erano loro i portatori di saggezza, non li si parcheggiava in attesa di morire nelle case di riposo, perché da loro si doveva imparare l'esperienza e la strada per essere migliori, più cauti, più pazienti. Adesso si spende parte della nostra vita a correre senza ascoltare prima, e senza consegnare niente a nessuno poi, e  la fine è essere rinchiusi, abbandonati lì,  senza insegnare quel che si è imparato a nostre spese. La vera decodifica, la vera lettura del senso di quel correre la si capisce troppo tardi. Una società che non rispetta ogni fase e tempo del nostro vivere, non è abbastanza matura per essere libera.

Ed è difficile che sappia individuare il treno che descrivo.........per salirci e viaggiarci su. 


Il sottotitolo della tua canzone Come nelle favole (Per paura o per amore, 1988) recita “A tutti quelli che devono correre per arrivare dove molti giungono camminando”. Secondo me la fatica per giungere alla meta è anch’essa una favola, ma una favola che ti insegna a vivere. Cosa ne pensi?

 Beh....la vivo così.

Più la fatica è dura, maggiore sarà la soddisfazione. Una sorta di ricompensa. Tutto segue un po' i classici principi della dinamica.....è tutto fisica........! Penso alla molla che rilascia energia dopo essere stata tirata. Credo che più è stato l'impulso in senso opposto e più avrà forza di proiezione.

Ciò che importa è essere certi di volere veramente raggiungere la meta che ci siamo prefissati. In soccorso abbiamo tanti additivi. Uno è la passione. Il bisogno interiore di fare ciò che ci piace veramente. In qualsiasi pratica credo che ognuno di noi abbia la possibilità di eccellere. E' un accredito sul conto corrente del nostro potenziale. La scuola dovrebbe insegnarci con metodologia mirata ad individuarla o a permetterci di averne coscienza al più presto. Questo ci aiuterebbe a studiare già in una direzione più definita, senza disperdere le nostre energie e, probabilmente,  anche ad avere meno difficoltà nell'inserimento lavorativo o, quanto meno, nell'organizzazione più chiara degli sbocchi professionali, al di là delle salite ardite e sudate.

 Che cosa rappresenta per te la scrittura?

"La scrittura è un modo di parlare senza essere interrotti", come diceva Renard. Per me è anche un modo di entrare negli altri senza dover bussare. Se qualcuno ti ascolta ti ha già aperto la porta, se qualcuno si ferma o si sofferma a raccogliere il tuo scrivere, ti ha già fatto accomodare sul suo salotto. Sta già interloquendo con te. Ti sta già dando parte del suo tempo, della sua vita, si sta già fidando di te. Probabilmente si sta trovando nelle tue parole e si sta specchiando. Scrivere è specchiare. Ecco. E' far sentire qualcuno meno solo. Scrivere è incontrare. E poi scripta manent, dicevano i latini. Scrivere è per sempre. Resta. Scrivere è tramandare. Scrivere è il pensare di adesso, è il leggere di domani, forse anche il capire di dopodomani.

Credi nel valore curativo ed auto-curativo della scrittura autobiografica? 

Sì, ci credo. Non ricordo chi, ma qualche illustre critico aveva detto ironizzando a proposito di alcuni scrittori, "....Ma invece di riempirci di opere, perché non vanno dagli psicanalisti?". Evidentemente è vero! Può essere balsamico, terapeutico. A volte è esorcizzante di particolari percorsi sofferti. Spesso si fa coincidere ispirazione e fertilità di idee a catarsi creativa. Purché non diventi un vizio. Purché non diventi troppo auto riflettente. Non si dovrebbe perdere di vista lo spirito iniziale ed induttivo dello scrivere che è quello di interessare l'utente, il lettore, l'ascoltatore, nel mio caso. Insomma, scrivere dovrebbe essere accompagnare, sottolineare e non tediare o appesantire e, quindi, riguardare anche gli altri

Maria Giovanna Farina



L'accento di Socrate